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Crown Theater & L.A.A.V. Officina Teatrale presentano lo spettacolo Full ‘e Fools

Giovedì 14 giugno a Napoli, presso il Cortile delle Carrozze di Palazzo Reale, nell’ambito del Napoli Teatro Festival 2018, andrà in scena la compagnia Crown Theater con Full ‘e Fools.

Lo spettacolo scritto da Paolo Romano, vuole essere un’ode agli emarginati, un omaggio alla follia, con riferimenti non troppo dichiarati, ma nemmeno troppo celati ai grandi personaggi della tradizione shakespeariana. Un viaggio che indaga l’animo umano e le sue fragilità attraverso le confessioni del “full” di protagonisti.

Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce – Platone

Ci sono due modi di diffondere la luce: essere candela, oppure lo specchio che la riflette – Edith Newbold Jones Wharton

Sulla casa il tetto, sul tetto il gallo, sul campanile la campana, sul cappello il campanello – Paolo Romano

In un fazzoletto di terra, sotto un ponte stradale, tra rifiuti e letti di cartone, una Regina Clochard, una Regina Vagabonda, un Re Homeless, un Re Barbone ed infine un Piccolo Re Folle si ritrovano in un’accoppiata vincente: il Full dei Fools.

5 emarginati, che nelle loro peculiarità e nei loro differenti percorsi di vita, incarnano ciascuno quella tragedia che riverbera nei personaggi che animano l’universo del Bardo, senza mai, però, palesarlo nel corso della messa in scena. Tutti i pensieri che tormentano l’animo umano prendono ora forma, suono, vita, dando voce come in una possessione, a reminiscenze dello spirito di Lady Macbeth, di Lavinia, di Re Lear e di Riccardo III, per una confessione catartico-drammatica.

Una partita a carte, paventata ma mai giocata, diviene l’effetto scatenante di questa purificazione liberatoria, il pretesto per attivare nei personaggi dinamiche di psicologia introspettiva in una terapia di gruppo, dove i quattro reietti confessano un vissuto carico di grandi tragedie, un flusso di coscienza che emerge in modo improvviso ed eruttivo.

I 4 personaggi, così come quattro carte francesi, che sul tavolo da gioco rivelano il loro valore, si alternano nella confessione, completamente ignari del fatto di essere manovrati dal mazziere, contaminati da una pazzia rivelatrice per mano di un Discolo, o Puck che fa da jolly nel mazzo.
Ma quel ragazzino, quel giullare che gioca con le coscienze degli emarginati, deformandole, non è che il Golem nelle mani di un Dio ancor più folle, che piomba dall’alto sotto forma di un pacco.

E come nella migliore tradizione antica del teatro, il divino che scende a sorpresa con un marchingegno, il manovratore occulto, il Deus Ex Machina, irrompe sulla scena in un modo che è casuale solo in apparenza, per portare luce nell’ombra e risolvere ciò che all’uomo pare irrisolvibile. Darà chiarezza, senso e significato simbolico ad ogni oggetto manifesto, che possa essere un fiore, uno specchio, un coltello, uno scrigno.

Full ‘e fools vuole mettere in evidenza l’effimera corsa contro il tempo, verso gli obiettivi fasulli che la società ci impone sin da piccoli, costringendoci a perseguire l’inafferrabile.
E proprio durante questa folle corsa può capitare di imbattersi in un’ anima raminga, senza però avvertire la sua presenza, un uomo o una donna condannati all’ombra proprio dal nostro comune egoismo, come scarti di una società che si mostra respingente verso i più deboli e bisognosi e che sempre più spesso raggiungono di diritto lo status di uomini invisibili.

L’incontro dell’umano nel teatro del mondo, avviene in questo caso specifico nel mondo del teatro e quella sottile linea di confine, la barriera posta dalla società e da noi stessi facenti parte della stessa, si riduce a golfo mistico, a quello spazio fisico tra platea e palcoscenico in un gioco tra le parti dove la riflessione fa emergere il dramma della condizione umana al di là della classi e delle etichette.

La compagnia Crown Theater porta in scena un progetto corale, che dà vita ad una regia collettiva, cui prendono parte tutti i suoi membri.

Lo spettacolo andrà in scena nel Cortile delle Carrozze di Palazzo Reale, ore 21:30 per il Napoli Teatro Festival 2018.

CAST:
Rossella Amato
Gianluca d’Agostino
Marcella Granito
Paolo Romano
e il piccolo Gabriele Carlo D’Aquino.

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“I colori dell’anima” le opere di “natura viva” di Paola Fiorentino

Giovedì 7 giugno alle ore 18, nelle sede napoletana della Fondazione Giambattista Vico (Complesso Monumentale di San Gennaro all’Olmo, via San Biagio dei Librai), vernissage dell’attesa mostra “I colori dell’anima” con le opere di “natura viva” della poliedrica Paola Fiorentino, feconda artista positanese, avvocato e nota imprenditrice a Positano nell’ospitalità di lusso mondiale, apprezzata chef d’impronta mediterranea salutista, titolata sciabolatrice, sommelier, maestra di formaggi.

Intervengono con l’artista: il presidente della Fondazione Vico, Luigi Maria Pepe; i rappresentanti istituzionali; il presidente del Movimento ecologista europeo FareAmbiente, Vincenzo Pepe; esponenti della Cultura, dell’Arte, dell’Informazione; padre Massimo Ghezzi, a guida della Parrocchia napoletana di San Gennaro al Vomero, alla quale andranno i proventi delle vendite, per il Progetto AbitiAMO, dedicato ai senza dimora.

In esposizione, 25 quadri; borse, foulard e altri accessori orlati e dipinti a mano, ceramiche; le litografie costiere del fratello Domenico Fiorentino; alcuni lavori di mamma Giuseppina: la nota Helene Passerotti, fondatrice nel ‘60 della moda Positano,  quella degli abiti esclusivi dipinti a mano su stoffe naturali – lino cotone e sete – con estro squisitamente artistico ed anche con disegni personalizzati per la/il cliente.

Seguirà una visita guidata artistico-storica al Complesso Monumentale, poi il ricevimento a invito, nello storico Palazzo Marigliano.

La pittura di Paola Fiorentino ha finalità di tipo terapeutico: le sue opere vogliono trasmettere energie positive, tendono ad essere energizzanti, grazie al potere dei colori adoperati, risultano energizzanti su chi ha bisogno di ricaricarsi, recuperare positività, guardare con ottimismo e ritrovato interesse alla vita; rasserenanti perché le vernici usate sono visibili al buio, ideali per i bambini, principali destinatari dei suoi lavori, che temono l’oscurità e pure per gli anziani ed i soggetti sensibili e ansiosi.

“I miei quadri nascono da momenti di relax mentale, dove  il colore scorre col pennello su tela per creare natura viva:

le alici ‘respirano’, quindi le bolle… le albicocche sono arancione intenso, mature e pronte per esser raccolte e gustate; i gelsomini sono fioriti nel loro candore m, il Vesuvio ruba il colore al mare – afferma l’artista – Il mio motto è: ‘La Creatività uccide le negatività in Cucina e in ogni forma di Arte e aiuta a vivere meglio’”.

Tra i quadri in mostra: Gelsomino, Girasoli, Notte stellata con Luna crescente, Magia dello Spazio infinito; Alici di Cetara, Prato fiorito, Albicocche vesuviane, Vaso con Limoni, Rose al tramonto, Prato in fluorescenza, Vesuvio e Monte Somma in blu, e in fiamme, Fuochi d’ artificio oro, Limoni sotto un cielo stellato.

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Premio “CAPATOSTA”2018 ecco i vincitori

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Serata di gala nell’ambito del NAPOLI MODA DESIGN , manifestazione organizzata dal noto architetto napoletano Maurizio Martiniello, per la cerimonia di conferimento dei premi Capatosta, che sono stati assegnati a personalità del mondo imprenditoriale; dello sport e dello spettacolo che si sono contraddistinte per impegno, creatività e tenacia.
L’evento ha avuto luogo, domenica, all’interno dell’ex Università di Economia e Commercio, ora Centro Congressi dell’ Università Federico II a via Partenope 36. L’iniziativa “Capatosta” è stata organizzata dal primo wedding mentor d’Italia, l’architetto e scenografo Andrea Riccio.

A ricevere l’ambito riconoscimento sono state le seguenti autorità: Il Presidente giovani industriali Napoli Vittorio Ciotola; il fondatore della Tunnel Produzioni e proprietario del Teatro Cilea Nando Mormone ; l’imprenditrice Valeria Della Rocca di Solaria Service e organizzatrice del Galà del Cinema e della Fiction in Campania; lo stilista Gianni Molaro; la cantante Monica Sarnelli; l’architetto Maurizio Martiniello patron del Napoli Moda Design; la vice campionessa mondiale di Judo Palma Amalia; la wedding planner Eva Presutti; la stilista Valentina D’alessandro; la wedding planner Ester Chianelli; l’imprenditrice Angela Lombardi; l’ imprenditrice Erica De Simone e la wedding planner Emilia Gais.

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“MEMORIAL ART” A SANT’ANTONIO ABATE: MOSTRA PRESEPIALE IN ONORE DI GIUSEPPE COMENTALE

In occasione delle festività natalizie, il Comune di Sant’Antonio Abate ha organizzato, presso l’Antica Chiesetta dell’Immacolata Concezione (via Congrega 2, Sant’Antonio Abate), nota anche come “antica chiesetta di Sant’Antuono”, il primo memorial in onore dell’artista nonché ex-sindaco di Lettere (1994 – 2002) Giuseppe Comentale, meglio conosciuto come Peppe.

Nato a Lettere (NA) il 2 gennaio 1958, l’ex sindaco, già presidente dell’Unione dei Comuni, si è spento lo scorso 17 ottobre 2017, all’età di 59 anni. Era un libero professionista in materia di consulenza fiscale e del lavoro, appassionato di disegno, scultura ed arte presepiale. Era iscritto all’Associazione Italiana Amici del Presepio, sezione di Torre Annunziata ed era componente del Consiglio nazionale, eletto per il mandato 2014/2019 su designazione ed in rappresentanza delle Sedi e Sezioni del Sud Italia.

La sua morte ha destato grande commozione non solo nel piccolo centro dei monti Lattari, ma anche nei comuni del circondario e nel capoluogo partenopeo. Comentale era impegnato anche al fianco dei comitati antiruspe per la difesa delle prime case abusive, a rischio abbattimenti.

E’per il suo impegno civile e morale che l’Amministrazione abatese ha pensato, data la passione per l’arte presepiale di Comentale, di dedicargli un Memorial… E quale luogo migliore se non la caratteristica chiesetta dell’Immacolata Concezione?

IL PROGRAMMA:

17 dicembre ore 19:00: Esibizione del Soprano Mariella Bozzaotre

20 dicembre ore 19:00: Concerto Musicale del Maestro Alfano

22/23 dicembre ore 18:00: Esibizione di abiti presepistici del Maestro Ciro Bianchi

26 dicembre ore 19:00: Esibizione della Schola Cantorum San Gerardo Maiella diretta dal Prof. Michele Tarallo

27/28 dicembre ore 18:00: Esposizione delle opere del Maestro Mimmo Severino

3 gennaio ore 18:00: Esibizione di abiti presepistici del Maestro Ciro Bianchi

6 gennaio ore 19:00: Concerto del Maestro Pasquale Bozzaotre con il suo coro

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A Cosenza, inaugura la mostra “Ricognizioni” al BoCs Art Museum

Appuntamento con l’Arte: Il 15 dicembre, alle ore 18.30, nelle sale del Complesso Monumentale di San Domenico, il sindaco Mario Occhiuto inaugurerà il BoCs Art Museum, il Museo d’Arte Contemporanea di Cosenza dedicato al progetto di Residenza più grande d’Europa.
Novanta artisti, selezionati dal Direttore artistico Alberto Dambruoso, parteciperanno alla mostra “Ricognizioni. Dai BoCs Art i linguaggi del contemporaneo” ed esporranno, per la prima volta nel Museo, le opere realizzate durante le quattordici sessioni di residenza sinora svolte, a due anni e mezzo dall’inizio del progetto.

Una collezione ricca e consistente, quella acquisita dal Comune di Cosenza, attraverso le donazioni di circa 330 artisti che, invitati dall’Associazione Culturale I Martedì Critici, hanno partecipato al progetto a partire da luglio 2015. Opere di grande valore che, nel corso del tempo, in un lungo ciclo espositivo, saranno allestite nelle sale del complesso monumentale di San Domenico.
Tema della prima mostra saranno i linguaggi del contemporaneo, un’esposizione che raccoglierà pittura, scultura, fotografia, video arte, installazioni, testimonianze di performance, lavori open-air, raccontando il complesso e variegato mondo dell’arte dei giorni nostri. Ai visitatori e alla città di Cosenza sarà offerto uno spaccato importante del panorama artistico attuale, italiano ed internazionale, e un ventaglio di quelle che sono oggi le modalità tecnico – espressive più praticate dagli artisti contemporanei.

Gli artisti che parteciperanno alla mostra “Ricognizioni. Dai BoCs Art i linguaggi del contemporaneo”, primo evento espositivo inaugurale del BoCs Art Museum, saranno:
Paolo Angelosanto, Alessia Armeni, Paolo Assenza, Navid Azimi Sajadi, Francesco Bancheri, Antonio Barbieri, Mirko Baricchi, Gianfranco Basso, Marco Bernardi, Cristian Biasci, Davide Bramante, Marcello Buffa, Alessandro Bulgini, Francesco Cabras, Stefano Canto, Riccardo Cavallini, Francesco Cervelli, Angelo Colagrossi, Marco Colazzo, Stefano Cumia, Davide D’Elia, Giovanni De Angelis, Iginio De Luca, Camilla De Maffei, Alessandra Di Francesco, Mauro Di Silvestre, Matteo Fato, Antonio Finelli, Pietro Finelli, Raffaele Fiorella, Alessandro Fonte, Giovanni Gaggia, Dionigi Mattia Gagliardi, Paolo Grassino, Gianfranco Grosso, Sandra Hauser, Teresa Iaria, Shingo Inao, Susanne Kessler, Pierpaolo Lista, Federico Lombardo, Giovanni Longo, Adele Lotito, Mauro Magni, Vincenzo Marsiglia, Andrea Martinucci, Pablo Mesa Capella, Paolo Migliazza, Riccardo Murelli, Elena Nonnis, Maurizio Orrico, Hannu Palosuo, Alice Paltrinieri, Virginia Panichi, Alessandro Passaro, Claudia Peill, Donato Piccolo, Maria Pia Picozza, Federico Pietrella, Giuseppe Pietroniro, Mariagrazia Pontorno, Pierluigi Pusole, Gianluca Quaglia, Arash Radpour, Sara Ricciardi, Giacomo Rizzo, Giacomo Roccon, Vincenzo Rusciano, Matteo Sanna, Bariş Saribaş, Emanuele Sartori, Corrado Sassi, Thomas Scalco, Francesco Scialò, Marco Scifo, Davide Sebastian, Arjan Shehaj, Jonathan Silverman, Meri Tancredi, Matteo Tenardi, Giuseppe Teofilo, Lamberto Teotino, Alberto Timossi, Mat Toan, Saverio Todaro, Antonio Trimani, Massimo Uberti, Delphine Valli, Fiorenzo Zaffina, Serena Zanardi.

Sempre venerdì 15 dicembre, negli spazi del chiostro di San Domenico, alle 17:00 sarà presentato alla stampa il catalogo delle opere delle prime dieci sessioni di residenza presso i BoCs Art. A seguire ci sarà il taglio del nastro da parte del sindaco Mario Occhiuto e la visita guidata alla mostra “Ricognizioni. Dai Bocs Art i linguaggi del contemporaneo”.

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Full immersion a 360º per la mostra Van Gogh Experience

Grande successo per la VAN GOGH – the IMMERSIVE EXPERIENCE, l’esperienza che ha commosso il mondo, la mostra che unisce il piacere della scoperta della vita di Van Gogh all’immersione totale nel cuore pulsante della sua arte.

Nello show multimediale e interattivo, prodotto e distribuito a livello internazionale da Exhibition Hub e da Next Exhibition, il visitatore è coinvolto a 360 gradi, vivendo la straordinaria esperienza di immergersi nei quadri di Van Gogh.

L’innovativa mostra è stata allestita nella Basilica di San Giovanni Maggiore, nuova casa delle emozioni di Van Gogh, pronta ad illuminarsi di colori nuovi, ritratti e scenari toccanti e soprattutto di sensazioni uniche.

The IMMERSIVE EXPERIENCE interagisce con l’osservatore, lo prende per mano e lo invita ad entrare dentro al quadro di uno dei pittori più amati di tutti i tempi: un nuovo modo di conoscere e vivere l’Arte. Il visitatore esplora il fascino di Vincent camminando all’interno dei suoi quadri, grazie ad un innovativo sistema di proiezioni 3D mapping.

L’interno della Basilica è stato rivoluzionato con il montaggio di otto grandi schermi che, grazie a sedici proiettori video di altissima definizione, che hanno reso possibile – l’impossibile: i quadri hanno preso vita coinvolgendo e abbracciando il pubblico a trecentosessanta gradi. Ogni superficie è diventata arte: pareti, colonne, soffitti, pavimenti e persino l’altare della Basilica che si colora delle tinte più amate da Van Gogh, dal blu profondo della notte stellata al giallo vivo dei girasoli.

Sarà impossibile non carpire a pieno il senso dei pensieri di Van Gogh e i suoi stati d’animo perché le sue opere prenderanno vita in vividi dettagli in un percorso video della durata di oltre un’ora, in cui sarà possibile gustare l’arte da diversi punti di vista, in piedi o sdraiati a terra, diventando parte integrante del quadro.

L’osservatore diventa infatti protagonista dell’opera, ampliando i propri sensi verso onde di immagini e suoni, intensi e belli. E la mostra coinvolgerà non solo la vista, ma anche l’udito, con una colonna sonora che accompagnerà il visitatore nel suo percorso, esaltando ancora di più l’emotività del viaggio.

Nel dettaglio, l’“esperienza” sarà divisa in tre parti emozionali, ciascuna con una fruizione temporale decisamente fluida.

PRIMA PARTE: la presentazione dell’artista

Il pubblico viene introdotto alla scoperta della pittura dell’artista, dei suoi studi, della ricerca del suo stile e della corrispondenza con il fratello Theo. I soggetti vengono delineate con immagini (come schizzi, pennelli, scrittura veloce) e testi, con un vecchio stile grafico; accenno all’abitudine del pittore di portare sempre con sé qualcosa da scrivere e da abbozzare.

I visitatori sono invitati a passeggiare nella galleria per scoprire dieci diverse zone tematiche che presentano le opere di Van Gogh sotto forma di dipinti animati ricchi di effetti ottici.

Va sottolineato che i soggetti più cari al pittore, che egli esplorava facendone serie di dipinti, hanno dettato la selezione dei temi delle zone.

Alcuni esempi delle raffigurazioni ottiche presenti in mostra:

– il dipinto che illustra un fiume da cui l’acqua comincia a correre per poi colpire il pavimento.

– una mise en abyme, processo utilizzato per rappresentare un lavoro nel lavoro. A ogni zoom si osserva che la pittura precedente era in realtà incastonata in un’immagine più grande. Qui si percepisce la multi-sensorialità percettiva dell’artista che, arrivato in un luogo come un villaggio, godeva di ogni suo angolo e sfaccettatura, dalla caffetteria, al fiume, alla sua camera da letto.

– due dipinti in interazione: quello situato nella parte inferiore raffigura i granchi, mentre quello situato nella parte superiore rappresenta la spiaggia ed il mare. I granchi iniziano a muoversi, si levano in piedi dritti, si avvicinano ed entrano nella pittura che illustra il mare.

– due dipinti ritratti i cui personaggi iniziano ad interagire toccandosi le braccia. La sezione esiste perché la serie dei ritratti è una parte importante del lavoro di Van Gogh.

–  numerosi quadri sull’argomento del treno, tanto caro al pittore: sono presentati sei dipinti diversi con l’aiuto della proiezione ed il treno attraverserà ciascuno di essi prima di tornare al suo punto di partenza. Più in dettaglio il treno rimane in una stazione ferroviaria nella pittura superiore, poi arriva nel dipinto sottostante seguendo la prospettiva, dopo di ché passa in mezzo ai campi, attraverso la pittura che illustra un fiume; il treno attraversa il ponte e così via finché non ritorna finalmente nel primo dipinto.

SECONDA PARTE: l’immersione completa

Dopo la prima parte ecco che si verifica la transizione: ad una ad una le luci si spengono, lasciando illuminata una sola opera e dando il via all’esperienza “immersiva”.

Il pittore è ora al culmine della sua carriera e in mostra si pone un focus sulle sue opere principali. La luce svela ed esalta la pittura che sembra liberarsi dalla sua cornice e in un minuto copre tutta la stanza, a 360 gradi, in un crescendo di atmosfera musicale e di suono.

I visitatori possono godere della scena da diversi punti della galleria, scoprendo sempre nuovi punti di vista e chiavi di lettura dell’animo dell’artista.

Contemporaneamente gli autoritratti del pittore vengono mappati attraverso la proiezione su un busto 3D e le foto si animano, grazie agli studi di decine di esperti in realizzazione visuale di ultima generazione.

TERZA PARTE: i momenti bui

E’ giunta l’ultima fase di vita dell’artista, con nuovi e diversi stili ambientali, un suono molto diverso, un’atmosfera oscura e torbida che riflette e mette in evidenza il temperamento ritirato e taciturno che Van Gogh ha cercato di soffocare nelle sue opere precedenti.

Mentre il pittore affonda nella follia e nell’alcool dà vita ad alcune delle sue opere più apprezzate, come “La Notte Stellata”.

Vengono introdotte nel visual mapping numerose illusioni ottiche, a rappresentare gli sbalzi emotivi dell’artista, mentre i suoni ricordano quelli di un ospedale psichiatrico.

Tuttavia il finale riporta un ritorno alla luce ed al colore, chiudendo il percorso su una nota positiva: “Campo di grano con corvi” invade in maniera immersiva l’intera stanza con la sua luminosità ed i suoi vivaci colori estivi. Simbolizza l’arrivo di una sorta di sorriso di commiato dell’artista che sorge serenamente in piena luce, inducendo ad un’importante riflessione: è questa la follia che genera un genio d’arte?!

UN’AREA UNICA AL MONDO: per la prima volta in Italia la virtual reality experience!

Il visitatore vive e sperimenta, anche grazie all’utilizzo di auricolari da virtual reality, una giornata di Van Gogh: dall’alba al tramonto nel corpo del pittore, nel villaggio di Hales, Francia.

La passeggiata immersiva a 360 gradi ruota attorno ad una successione di sette opere di Van Gogh. Dal risveglio nella camera da letto (“La camera da letto di Van Gogh”), il camminare per le scale, la  scoperta della casa dall’esterno (“La Casa Bianca”), l’avanzamento nei campi con l’incontro delle contadine (“La Siesta “), l’arrivo nel” Campo di grano con i corvi “e poi” Un campo di grano con cipressi” dove un effetto di velocità indica che la fine della giornata sta arrivando e la transizione a “La Notte Stellata” inizia prima che finisca definitivamente il giorno con la pittura notturna sul lungomare (“Notte stellata sul Rodano”) e il ritorno alla camera da letto (“La camera da letto di Van Gogh”).

I visitatori fanno, per la prima volta in Italia, una passeggiata in un mondo realizzato in 3D, ma con uno stile realistico, dove scoprono uno dopo l’altro le diverse scene. Su ogni nuova scena, i visitatori percepiscono l’ambiente/paesaggio con gli occhi di Van Gogh e quando si trovano nella distanza adeguata, le mani iniziano addirittura a dipingere l’opera in questione con una menzione del titolo e dell’anno di realizzazione.

L’obiettivo dell’installazione è di consentire ai visitatori di continuare a imparare il genio di Vincent Van Gogh e di approfondire la scoperta del suo mondo attraverso le sue opere, rendendosi conto del contesto in cui il pittore si è impegnato a creare e l’interpretazione che ha dato di loro.

ORARI e DETTAGLI SULLA MOSTRA

La mostra è aperta al pubblico tutti i giorni. Nel dettaglio:

– dal lunedì al venerdì incluso: 10-19

– sabato: 10-20

– domenica 14-20

Orario continuato

Dettaglio giorni festivi:

– 8 dicembre 14-20

– 24 e 31 dicembre CHIUSO

– 25 dicembre 14-20

– 26 dicembre 10-20

– 1 gennaio 14-20

– 6 gennaio 14-20

La Basilica ha una capienza di pubblico precisa. Per cui il biglietto per la mostra vedrà un giorno ed un orario di ingresso preciso e determinato, che non potrà essere cambiato.

L’ultimo ingresso sarà concesso un’ora prima dell’orario di chiusura della mostra.

BIGLIETTI

Intero: 12 euro

Ridotto: 10 euro. Per under 12 anni (gratuito sotto i 3 anni di età), over 65 anni e partners convenzionati.

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Blind Vision di Annalaura di Luggo, un viaggio di luce in onore dei non vedenti

Lunedì 4 Dicembre alle ore 11,30, nella Sala Giunta del Comune di Napoli viene presentato il progetto artistico Blind Vision di Annalaura di Luggo “un viaggio di luce in onore di chi non la vede” promosso dal Comune di Napoli con il supporto dell’Assessorato alla Cultura, dell’Assessorato allo Sport, Patrimonio e Pubblica Illuminazione e dell’Assessorato ai Giovani. Dal 7 dicembre e per tutto il periodo delle festività natalizie, Piazza dei Martiri accoglierà l’installazione dell’artista napoletana che esplora la modalità di percezione del mondo dei non vedenti unendo ricerca artistica e impegno sociale. Gli occhi sono il centro della ricerca artistica di Annalaura di Luggo che ha scelto l’iride come simbolo dell’identità e dell’unicità di ogni essere umano: dalle star di Hollywood ai senza fissa dimora, dai politici internazionali ai carcerati, dietro l’obiettivo della macchina fotografica brevettata dall’artista sono state immortalate più di 1000 persone di ogni tipologia. Scopo dell’artista e dell’installazione, volutamente in una piazza pubblica di grande affluenza, è infatti quello di indagare la percezione del mondo dei non vedenti e, al contempo, sensibilizzare l’opinione pubblica verso una maggiore integrazione sociale e culturale di chi spesso viene emarginato e dimenticato. La luce sarà l’elemento chiave dell’installazione che prevede lo sviluppo di un progetto di light design site-specific per Piazza dei Martiri in alternativa alle tradizionali luminarie natalizie.

Alla conferenza stampa intervengono:

Ciro Borriello, Assessore allo Sport Patrimonio e Pubblica illuminazione

Alessandra Clemente,  Assessore ai Giovani

Nino Daniele, Assessore Cultura e Turismo

Mario Mirabile, Presidente UICI Unione Italiana Ciechi Napoli e tra i protagonisti di Blind vision

Michela Annunziata – studentessa dell’Istituto Colosimo e la più giovane protagonista di Blind vision

Annalaura di Luggo – artista

Il progetto artistico multimediale Bind Vision (sound design di Paky Di Maio- light design Luca Pasquarella e foto di scena di Sergio Siano) con l’opera tattile Essenza, curato da Raisa Clavijo e il documentario Blind Vision diretto da Nanni Zedda, è stato un evento ufficiale del Maggio dei Monumenti 2017 di Napoli, realizzato all’Istituto Colosimo per non vedenti e ipovedenti con il patrocinio morale di Regione Campania, Comune di Napoli e Unione Italiana Ciechi onlus (Sezione Napoli), con la collaborazione dell’Associazione Teatro Colosimo e con il Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee di Napoli (Museo Madre di Napoli). Con l’installazione in Piazza dei Martiri inizia una tournée nazionale che toccherà tutte le principali città italiane. Roma, Milano, Firenze, Torino e Venezia sono le prossime tappe 2018 di Blind Vision che si prepara ad uscire dai confini nazionali per girare il mondo: la mostra è stata già in esposizione all’Art Basel in Svizzera a cui seguiranno San Paolo (SP Arte), New York, Miami, Dubai e Parigi. Il progetto Blind Vision è stato scelto dalle Nazioni Unite per il CRPD – Conference on Rights of Persons with Disabilities – che si terrà a New York nel mese di Giugno 2018 in presenza di capi di stato e di governo provenienti da tutti i paesi del mondo.

La mostra è visitabile tutti i giorni gratuitamente al calar del buio, dalle ore 17 alle 20, in gruppi di 20 persone. Durante tutto il periodo saranno proposte delle iniziative a sostegno dell’Unione Italiana dei Ciechi sezione Napoli.

Annalaura di Luggo (1970) è nata a Napoli dove vive e lavora. Le sue opere sono esposte in Italia e in gallerie a Miami, New York, Parigi, San Paolo e inserite in molte collezioni private in Italia e all’estero.

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Fuoriclassico:La contemporaneità ambigua dell’antico, passaggi di stato, Migrazioni e altre metamorfosi

Saranno oltre trenta, tra filosofi, scrittori, storici, scienziati, attori, artisti visuali, i protagonisti della seconda edizione di “Fuoriclassico. La contemporaneità ambigua dell’antico” al Museo Archeologico di Napoli, quindici appuntamenti dal 10 novembre al giugno 2018 sul tema “Passaggi di stato. Migrazioni e altre metamorfosi”. Tra gli ospiti Massimo Cacciari, Luciano Canfora, Hisham Matar (Premio Pulitzer 2017), Alain Schnapp, Johann Chapoutot, gli attori Luigi Lo Cascio, Silvia Calderoni, Anna Bonaiuto, Sandro Lombardi, Enzo Salomone, Massimo Popolizio, Elena Bucci, i fotografi Antonio Biasiucci e Alejandro Gómez de Tuddo.
La rassegna, il cui tema si pone si pone in rapporto ideale con Ovidio (a duemila anni dalla morte) e con Vico (a 350 anni dalla nascita: Vico insegnò proprio nella sede attuale del Museo Nazionale), è promossa dal MANN e dal suo direttore Paolo Giulierini, con le associazioni ‘A Voce alta e ‘Astrea. Sentimenti di giustizia’, ideata e curata da Gennaro Carillo, con il coordinamento organizzativo di Marinella Pomarici e di Andrea Milanese per il MANN.
“Fuoriclassico. La contemporaneità ambigua dell’antico” non è un festival, è piuttosto, il risultato di una ricerca collettiva sul senso dei classici oggi. Sulla loro inattualità e, insieme, sulla loro contemporaneità” – tiene a sottolineare Gennaro Carillo, ordinario di Storia del pensiero politico alle Università Suor Orsola Benincasa e Federico II.
Il titolo, Fuoriclassico, non gioca solo sul classico come – letteralmente – ‘fuoriclasse’, appartenente a una specie superiore di autori e opere. Vuole alludere soprattutto alla necessità di ‘liberare’ i classici, antichi e moderni, dal ‘monumento’ nel quale li costringiamo, marmorizzandoli, fissandoli una volta per tutte in una forma autorevole e intimidatoria. Ciò che rende classico un classico è invece l’irrequietezza che lo contraddistingue. Le linee di fuga, imprevedibili e virtualmente infinite, che da esso si dipartono.

Rispetto alla scorsa stagione, quest’anno Fuoriclassico si arricchisce non solo di ‘contrappunti’ teatrali concepiti specificamente per il progetto del MANN e affidati ad alcune delle voci più importanti della scena italiana, ma anche di contrappunti visivi, demandati ad artisti come Antonio Biasiucci e Alejandro Gómez de Tuddo.
Media partner del progetto Rai Radio 3
Incontro inaugurale venerdì 10 novembre (ore 18) dal titolo Agorà / Agoradio / Agor@. Crisi e trasformazioni dello spazio pubblico. Intervengono Giuseppe Laterza, Pietro del Soldà e Marco Filoni. Lo spazio e il discorso pubblico sono profondamente mutati. Quella digitale, per esempio, è la nuova frontiera, se non della democrazia, sicuramente del populismo. Comprendere la mutazione in atto e provare a immaginarne gli esiti è il presupposto essenziale di qualsiasi discorso politico a venire.

Venerdì 24 novembre (ore 17,30) e sabato 25 novembre (ore 21) saranno consacrati al dio migrante e mutante per eccellenza, Dioniso. Dal cui mito si procederà per una riflessione più ampia sul tema delle identità. La due giorni si articolerà in un dialogo su Dioniso tra Massimo Fusillo, autore di un magnifico libro sul dio e sulle Baccanti nel Novecento, Il dio ibrido, e Gennaro Carillo, e il 25, alla Galleria Toledo, nella ripresa della performance MDLSX dei Motus, con Silvia Calderoni da sola in scena, una delle esperienze teatrali più potenti, e intimamente ‘dionisiache’, degli ultimi anni.

Mercoledì 13 dicembre (ore 17,30) sarà la volta di un confronto a tre voci sulle Cosmogonie degli antichi comparate a quelle dei moderni. I miti e le teorie scientifiche sull’origine del mondo saranno indagati da Franco Ferrari, ordinario di Storia della filosofia antica all’Università di Salerno, Massimo Capaccioli, emerito di Astrofisica nell’Università di Napoli Federico II, ed Eugenio Lo Sardo, storico e direttore dell’Archivio Centrale dello Stato.

Sabato 16 dicembre (ore 18) ci si sposterà al Teatro Bellini, dove Luigi Lo Cascio leggerà l’Apologia di Socrate di Platone. Lo Cascio incontra, in anteprima assoluta per il MANN, la ‘ricostruzione’ platonica dell’autodifesa giudiziaria più famosa della storia, un testo cruciale per la comprensione del processo attico, delle strategie retoriche in uso nei tribunali popolari, e soprattutto per una messa a fuoco, dagli esiti inquietanti, del rapporto tra il filosofo – orgogliosamente minoritario – e la potenza mortale della maggioranza. Dunque un modo per riflettere, seppure nella distanza storica, sul ‘posto’, scomodo, del sapere critico in democrazia.

Mercoledì 31 gennaio 2018 (ore 17,30) sarà la volta di Metamorfosi dell’intellettuale (e del Principe), con Ivano Dionigi, ordinario di Letteratura latina all’Università di Bologna, di cui è stato Rettore, e direttore del centro studi La permanenza del classico, e Paolo Di Paolo, scrittore e giornalista. Le letture sceniche saranno affidate a un maestro del teatro italiano, Sandro Lombardi. Quest’incontro rappresenta una sorta di approfondimento di quello inaugurale del 10 novembre, di focalizzazione su due figure chiave dello spazio e del discorso pubblico: l’intellettuale e il detentore del potere (dunque il ‘principe’ secondo un’accezione ampia e dai confini mobili). Come conservare un sapere critico, come continuare a praticare la parrhesia (il discorso franco e libero, senza autocensure), di fronte a chi comanda e, se contrariato, può arrivare a darti la morte? Questo il tema, ovviamente declinato secondo la modalità tipica di Fuoriclassico: l’antico (Lucrezio, Seneca, Tacito) e il contemporaneo (che fine hanno fatto gli intellettuali in tempo di disintermediazione? La disintermediazione implica la fine del sapere critico o solo la fine – nemmeno tanto deprecabile – del monopolio del sapere in capo a un ceto autorevole, istituzionalmente depositario esclusivo della critica? In altri termini: disintermediazione significa più o meno democrazia? O significa che quel che chiamiamo democrazia è un’altra cosa, totalmente diversa dal significato che la tradizione le annette?)

Venerdì 16 febbraio (ore 18) sarà la volta di un incontro che riflette appieno lo spirito di Fuoriclassico. Il titolo è Quel che resta di noi. Il tema è attinto alla tragedia classica: l’atto culturale della sepoltura, la restituzione di dignità e identità al corpo morto, il destino del nemico ucciso. L’occasione è offerta dal dramma dei migranti morti nel Mediterraneo, dalla prova di umanità alla quale i loro corpi – estranei, in tutti i sensi – ci chiamano. Interverrà Cristina Cattaneo, ordinario di Medicina legale alla Statale di Milano e direttrice del LABANOF, il Laboratorio di Antropologia e Odontologia forense nel quale si lavora per restituire l’identità ai migranti, e non solo, a partire da tracce piccolissime. Un lavoro che, osserva la Cattaneo, non è tanto un atto di pietas verso i morti quanto un atto di rispetto per i vivi, per coloro che rivendicano i corpi dei propri cari. Sono anche questi vivi in attesa straziante il grande rimosso della tragedia che si consuma nel Mediterraneo. Con Cristina Cattaneo interverrà Caterina Soffici, scrittrice, autrice di un romanzo, Nessuno può fermarmi (Feltrinelli, 2017), ispirato a una storia vera che mostra le intermittenze della Storia: il naufragio dell’Arandora Star, la nave inglese stipata di italiani, internati dopo la dichiarazione di guerra di Mussolini all’Inghilterra. Ne morirono 446, i cui corpi furono restituiti dal mare anche a grande distanza di tempo dal siluramento della nave. Questa tragedia dimenticata dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, che anche gli italiani sono stati oggetto di deportazione, che anche gli italiani sono stati migranti, che anche gli italiani hanno trovato una morte atroce per acqua. Il contrappunto visivo sarà affidato ad Antonio Biasiucci, che ai migranti ha dedicato un lavoro di straordinaria potenza di suggestione, efficacissimo fin dal titolo, Molti.

Venerdì 23 febbraio (ore 17,30) Nadia Fusini e Gennaro Carillo dialogheranno su Il grande cervo, ossia su Falstaff e Atteone, o su Falstaff come Atteone moderno, in occasione della nuova traduzione (Feltrinelli, 2017) della Fusini delle Merry Wives of Windsor di Shakespeare, innovativa fin dal titolo: Madame al posto del tradizionale Comari. Incontro che avrà dunque per oggetto le metamorfosi moderne di un mito classico (di metamorfosi) e, più in generale, l’impatto di Ovidio sulla letteratura elisabettiana, oltre che su quella a venire.

Giovedì 22 marzo (ore 18) le metamorfosi del comico – e del suo rapporto con il politico: problema anche del nostro tempo, nel quale il comico/comiziante e il politico si confondono – saranno indagate da Luciano Canfora, in una lezione dal titolo Tucidide e Aristofane: dal 411 al 404. Arco di tempo cruciale per la vicenda della democrazia ateniese: siamo nella fase finale, disastrosa, della quasi trentennale guerra del Peloponneso, con Atene città divisa dal conflitto civile (stasis) tra la fazione oligarchica e quella democratica. È questo il contesto nel quale Aristofane prende decisamente partito contro la democrazia: le Rane – questa la tesi di Canfora – diventano l’occasione per un comizio feroce contro i politici del presente e in particolare contro il leader democratico Cleofonte, del quale si decreta la condanna proprio sulla scena.

Lunedì 26 marzo (ore 18) il confronto dell’antico con il contemporaneo verterà sul tema dell’esilio e del ritorno. Nostos/reditus. Storie di ritorni è il titolo, con la partecipazione di Rossana Valenti, professoressa di Letteratura Latina alla Federico II, che parlerà del De reditu, il poema di Claudio Rutilio Namaziano, e dello scrittore di origine libica Hisham Matar, autore de Il ritorno. Padri, figli e la terra fra di loro (Einaudi, 2017), Premio Pulitzer 2017 per l’autobiografia. L’incontro è una comparazione tra due viaggi (due nostalgie: la parola greca designa il ‘dolore del ritorno’): uno tardo-antico, quello di Claudio, che torna da Roma in Gallia e scrive un poema sulla degenerazione dell’impero, un altro contemporaneo, con Hisham Matar che torna in Libia sulle tracce del padre fatto sparire da Gheddafi.

Venerdì 20 aprile (ore 18) Massimo Cacciari proporrà la sua originalissima interpretazione filosofica e filologica dell’Eneide in una lettura dal titolo Vittoria triste. Due i punti chiave: Enea come esule in terra straniera ed eroe fondatore (siamo dunque di fronte a un’integrazione importante del tema del 26 marzo); Enea come la personificazione dell’eroe antico per eccellenza, chiamato a compiere – anche suo malgrado – un destino e a corrispondere sempre e comunque alle aspettative della comunità. Anna Bonaiuto leggerà estratti dal poema virgiliano.

Lunedì 7 maggio (ore 17,30) Gennaro Carillo e Ulderico Pomarici discuteranno delle teorie ‘immoralistiche’ della giustizia tra antico e moderno. Perché, in fondo, ‘ammiriamo’ il delinquente che la fa franca e deprechiamo chi si fa cogliere in flagrante? Se avessimo la garanzia dell’immunità (il mitico anello di Gige, il cui castone, ruotato verso l’interno della mano, rende invisibili), dunque la sicurezza dell’impunità, resisteremmo alla tentazione di infrangere la legge? O il nostro giudice interno è talmente forte da metterci al riparo dalla tentazione? Sono domande che il pensiero antico si è posto in termini così radicali da provocare risposte anche tra i moderni, con sorprendenti consonanze (e dissonanze). Massimo Popolizio leggerà brani da Erodoto, Tucidide (il dialogo dei Melii e degli Ateniesi), Antifonte, Platone.

Mercoledì 16 maggio (ore 17,30) è il turno di «Molto mi è grato, Roma, guardare le tue rovine». Il fascino delle rovine tra paura e desiderio. Il titolo, tratto da un verso di Enea Silvio Piccolomini, richiama l’eros che attrae irresistibilmente verso le rovine. Ne parleranno Alain Schnapp (già ordinario di Archeologia classica all’Università di Paris-Sorbonne e direttore dell’Institut National d’Histoire de l’Art), che sta per licenziare un libro fondamentale sul tema, una storia universale del culto delle rovine, e un giornalista-scrittore, Vittorio Giacopini, che ha appena pubblicato un romanzo visionario, inclassificabile, scritto in una lingua ricchissima e potente, Roma, il cui protagonista, Lucio Lunfardi, ha in animo di distruggere Roma non col fuoco, come Nerone, ma con l’acqua, mondandola del marciume fisico e morale che l’asfìssia. Il contrappunto visivo sarà affidato a Alejandro Gómez de Tuddo, il cui lavoro fotografico su Roma intercala abilmente immagini del presente (e del potere romano: i ripetitori della RAI) e i frammenti, le anatomie del passato glorioso della Città eterna. Anche quest’incontro si avvale della collaborazione dell’Institut Français de Naples.

Giovedì 7 giugno (ore 18) uno dei maggiori studiosi di Ovidio (ordinario di Letteratura latina a Siena e alla New York University), Alessandro Barchiesi, terrà una lezione dal titolo Metamorfosi a teatro. Ovidio e lo spettacolo della trasformazione, nella quale proporrà anche una riflessione conclusiva sul tema generale del ciclo. Alla voce di Elena Bucci sarà affidata la lettura di Ovidio e in particolare del mito dei pirati Tirreni trasformati in delfini e di quello di Atteone.

Si chiude mercoledì 13 giugno (ore 17,30) con un incontro, promosso in collaborazione con l’Institut Français de Naples, dedicato all’abuso dell’antichità classica da parte del regime hitleriano. Interverrà Chapoutot, professore di Storia contemporanea all’Università di Paris-Sorbonne e autore de Il nazismo e l’Antichità (Einaudi, 2017). Alberto Crespi, critico cinematografico e autore/conduttore di Hollywood Party su Radio3, racconterà invece – ovviamente proiettandone delle sequenze – il film di Leni Riefenstahl Olympia, girato durante le Olimpiadi berlinesi del 1938 ed esempio perspicuo dell’appropriazione ‘retorica’ dell’antichità classica da parte della propaganda nazista.

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Dance Show Ten: Danza e Emozioni alla Casa Della Musica


 Si è svolto pochi giorni fa alla Casa della Musica,  il Dance Show Ten con un pubblico di oltre 700 persone che ha applaudito con entusiasmo e partecipazione alle performance di ballerini professionisti e non, accumunati dal desiderio di esprimere il proprio mondo interiore attraverso attraverso la danza. La danza come emozione pura, modo di esprimersi e di coinvolgere il pubblico in un arcobaleno di sensazioni: è  con questo intento che nasce dieci anni fa R.a.c.e. Dance Company, il progetto dell’insegnante e coreografa Alessandra Rimonti e della regista, videomaker e light designer Lydia Galeno, una compagnia dedicata a tutti coloro che hanno il desiderio di ballare, al di là dell’età, della forma fisica e della propria esperienza. Sul palcoscenico anche Salvatore Dello Iacolo, reduce dai successi dell’ultima edizione di “Amici” e Michele Cuomo della compagnia Dancehall.


 Passione, grinta, creatività, disciplina ma soprattutto gioia e condivisione, questo è quello che accade in sala durante le lezioni e che ogni anno viene messo in scena, toccando sempre temi molto introspettivi e non dimenticando mai la spettacolarizzazione dei corpi in movimento. On-line da poche settimane il sito http://www.racedancecompany.com dove​ è possibile scoprire tutti I dettagli di questa magica avventura che intende coinvolgere tutti coloro sono attratti dal fantastico mondo della danza. 

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PRIMAVERA A VILLA CUOMO: Alla riscoperta di un bene archeologico


Sabato 27 maggio 2017, a partire dalle ore 10:00, a Sant’Antonio Abate, presso il sito archeologico di Villa Cuomo, aperto in via eccezionale, avrà luogo l’evento “Primavera a Villa Cuomo”.

La data scelta per l’evento non è un caso: fu infatti il 27 maggio del 1974 che Carlo Cuomo, in seguito ad un forte temporale, scoprì all’interno della sua proprietà segni di antiche strutture. Dopo la scoperta, Carlo Cuomo contattò la Soprintendenza per avere il permesso per portare avanti, a proprie spese, dei lavori di scavo. 

Fu dunque grazie ai fondi messi a disposizione da Carlo Cuomo che il sito archeologico, sepoloto – al pari di Pompei ed Ercolano – dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., fu in parte portato alla luce, anche grazie alla collaborazione di Gabriele Cesarano e Giuliano Vernassi.
Articolata su due livelli, la villa risalirebbe al I sec. a.C. Gli ambienti di servizio rivelano che si tratta di una villa rustica, una sorta di “fattoria dellantichità”.

Fra i reperti più interessanti ci sono una vanga in bronzo, frammenti di affreschi con rappresentazioni pastorali (lepri, aquile e uccelli), macine in pietra lavica, una grata in ferro e un cospicuo numero di anfore vinarie. Dalle grandi olle rinvenute (vasi utilizzati per grandi quantità di vino e di olio), nonché dalle analisi chimiche effettuate sui resti dei prodotti, si è compreso che il vino prodotto sulla zona non era diverso da quello tradizionalmente chiamato vino di Lettere. Questo lo differenzia dalla qualità, normalmente molto pesante dei vini prodotti nelle zone limitrofe, che venivano consumati dopo abbondanti diluizioni con acqua potabile, come è documentato da molti affreschi pompeiani. La grande quantità dell’instrumentum domesticum rinvenuto, tra cui molti attrezzi agricoli, oltre al rinvenimento di due scheletri, farebbe ipotizzare al momento dell’eruzione una normale attività lavorativa in corso.
L’Amministrazione Varone vuole, con questo evento, mettere in luce le potenzialità delle risorse del territorio abatese, in primis quelle culturali.
“Mi sono resa conto – ha affermato l’Assessore alla Cultura Anna Iolanda D’Antuono – che questo sito è sconosciuto a tanti e soprattutto alla maggior parte degli abatesi. Dopo la messa in sicurezza da parte della Soprintendenza di Pompei avvenuta molti anni fa, la villa è stata lasciata a sè stessa ed è inghiottita dalla vegetazione. Oggi questo sito è passato sotto la giurisdizione della Soprintendenza dei beni archeologici e belle arti della città metropolitana di Napoli e ringrazio la Soprintendente Adele Campanelli che, in seguito alle mie insistenze, ha affidato il caso al Dott. Mario Cesarano che, essendo rimasto affascinato dalla bellezza di questa villa rustica, si è messo subito all’opera per riportarla agli onori della gloria. È con grande soddisfazione finalmente che colgo l’occasione di restituire la propria storia ai legittimi proprietari nel 43° anniversario dell’inizio degli scavi da parte del prof. Carlo Cuomo, ex proprietario. Naturalmente i grandi risultati si raggiungono sempre quando c’è collaborazione, ed io per l’occasione ne ho trovata tanta, mista all’entusiasmo di mettere piede in un luogo di alto valore culturale. Perciò ringrazio il movimento associativo Agorà Abatese, le associazioni CamCampania, Libera…mente, l’Associazione Enigma, la Protezione Civile, il Forum dei giovani, il Liceo E. Pascal (sede distaccata di Sant’Antonio Abate), l’Istituto IPIA Ferrari di Castellammare di Stabia ed il Centro Sociale Anziani. Spero che questa iniziativa rappresenti solo l’alba di tanti progetti che si potranno realizzare e che questo sito abbia il giusto riconoscimento così come è avvenuto pochi giorni fa per la villa rustica di Ponticelli.”
IL PROGRAMMA:

Ore 10:00 – 12:30: Villa Cuomo accoglie i “piccoli visitatori” del Liceo Scientifico E. Pascal con laboratori didattici a cura delle Associazioni CamCampania e Formazioni Creative e con visite guidate a cura del Movimento Associativo Agorà Abatese.

Ore 17:00: Esibizione corale del Centro Sociale Anziani di Sant’Antonio Abate.
Saluti dell’Amministrazione.

Presentazione della ristampa anastatica del libro “La Villa Rustica di S. Antonio Abate da me dissepolta” di Carlo Cuomo.

Ore 18:00 – 19:00: Visita guidata a cura del Liceo E. Pascal; Villa Cuomo apre le sue porte all’intera cittadinanza.

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