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Full immersion a 360º per la mostra Van Gogh Experience

Grande successo per la VAN GOGH – the IMMERSIVE EXPERIENCE, l’esperienza che ha commosso il mondo, la mostra che unisce il piacere della scoperta della vita di Van Gogh all’immersione totale nel cuore pulsante della sua arte.

Nello show multimediale e interattivo, prodotto e distribuito a livello internazionale da Exhibition Hub e da Next Exhibition, il visitatore è coinvolto a 360 gradi, vivendo la straordinaria esperienza di immergersi nei quadri di Van Gogh.

L’innovativa mostra è stata allestita nella Basilica di San Giovanni Maggiore, nuova casa delle emozioni di Van Gogh, pronta ad illuminarsi di colori nuovi, ritratti e scenari toccanti e soprattutto di sensazioni uniche.

The IMMERSIVE EXPERIENCE interagisce con l’osservatore, lo prende per mano e lo invita ad entrare dentro al quadro di uno dei pittori più amati di tutti i tempi: un nuovo modo di conoscere e vivere l’Arte. Il visitatore esplora il fascino di Vincent camminando all’interno dei suoi quadri, grazie ad un innovativo sistema di proiezioni 3D mapping.

L’interno della Basilica è stato rivoluzionato con il montaggio di otto grandi schermi che, grazie a sedici proiettori video di altissima definizione, che hanno reso possibile – l’impossibile: i quadri hanno preso vita coinvolgendo e abbracciando il pubblico a trecentosessanta gradi. Ogni superficie è diventata arte: pareti, colonne, soffitti, pavimenti e persino l’altare della Basilica che si colora delle tinte più amate da Van Gogh, dal blu profondo della notte stellata al giallo vivo dei girasoli.

Sarà impossibile non carpire a pieno il senso dei pensieri di Van Gogh e i suoi stati d’animo perché le sue opere prenderanno vita in vividi dettagli in un percorso video della durata di oltre un’ora, in cui sarà possibile gustare l’arte da diversi punti di vista, in piedi o sdraiati a terra, diventando parte integrante del quadro.

L’osservatore diventa infatti protagonista dell’opera, ampliando i propri sensi verso onde di immagini e suoni, intensi e belli. E la mostra coinvolgerà non solo la vista, ma anche l’udito, con una colonna sonora che accompagnerà il visitatore nel suo percorso, esaltando ancora di più l’emotività del viaggio.

Nel dettaglio, l’“esperienza” sarà divisa in tre parti emozionali, ciascuna con una fruizione temporale decisamente fluida.

PRIMA PARTE: la presentazione dell’artista

Il pubblico viene introdotto alla scoperta della pittura dell’artista, dei suoi studi, della ricerca del suo stile e della corrispondenza con il fratello Theo. I soggetti vengono delineate con immagini (come schizzi, pennelli, scrittura veloce) e testi, con un vecchio stile grafico; accenno all’abitudine del pittore di portare sempre con sé qualcosa da scrivere e da abbozzare.

I visitatori sono invitati a passeggiare nella galleria per scoprire dieci diverse zone tematiche che presentano le opere di Van Gogh sotto forma di dipinti animati ricchi di effetti ottici.

Va sottolineato che i soggetti più cari al pittore, che egli esplorava facendone serie di dipinti, hanno dettato la selezione dei temi delle zone.

Alcuni esempi delle raffigurazioni ottiche presenti in mostra:

– il dipinto che illustra un fiume da cui l’acqua comincia a correre per poi colpire il pavimento.

– una mise en abyme, processo utilizzato per rappresentare un lavoro nel lavoro. A ogni zoom si osserva che la pittura precedente era in realtà incastonata in un’immagine più grande. Qui si percepisce la multi-sensorialità percettiva dell’artista che, arrivato in un luogo come un villaggio, godeva di ogni suo angolo e sfaccettatura, dalla caffetteria, al fiume, alla sua camera da letto.

– due dipinti in interazione: quello situato nella parte inferiore raffigura i granchi, mentre quello situato nella parte superiore rappresenta la spiaggia ed il mare. I granchi iniziano a muoversi, si levano in piedi dritti, si avvicinano ed entrano nella pittura che illustra il mare.

– due dipinti ritratti i cui personaggi iniziano ad interagire toccandosi le braccia. La sezione esiste perché la serie dei ritratti è una parte importante del lavoro di Van Gogh.

–  numerosi quadri sull’argomento del treno, tanto caro al pittore: sono presentati sei dipinti diversi con l’aiuto della proiezione ed il treno attraverserà ciascuno di essi prima di tornare al suo punto di partenza. Più in dettaglio il treno rimane in una stazione ferroviaria nella pittura superiore, poi arriva nel dipinto sottostante seguendo la prospettiva, dopo di ché passa in mezzo ai campi, attraverso la pittura che illustra un fiume; il treno attraversa il ponte e così via finché non ritorna finalmente nel primo dipinto.

SECONDA PARTE: l’immersione completa

Dopo la prima parte ecco che si verifica la transizione: ad una ad una le luci si spengono, lasciando illuminata una sola opera e dando il via all’esperienza “immersiva”.

Il pittore è ora al culmine della sua carriera e in mostra si pone un focus sulle sue opere principali. La luce svela ed esalta la pittura che sembra liberarsi dalla sua cornice e in un minuto copre tutta la stanza, a 360 gradi, in un crescendo di atmosfera musicale e di suono.

I visitatori possono godere della scena da diversi punti della galleria, scoprendo sempre nuovi punti di vista e chiavi di lettura dell’animo dell’artista.

Contemporaneamente gli autoritratti del pittore vengono mappati attraverso la proiezione su un busto 3D e le foto si animano, grazie agli studi di decine di esperti in realizzazione visuale di ultima generazione.

TERZA PARTE: i momenti bui

E’ giunta l’ultima fase di vita dell’artista, con nuovi e diversi stili ambientali, un suono molto diverso, un’atmosfera oscura e torbida che riflette e mette in evidenza il temperamento ritirato e taciturno che Van Gogh ha cercato di soffocare nelle sue opere precedenti.

Mentre il pittore affonda nella follia e nell’alcool dà vita ad alcune delle sue opere più apprezzate, come “La Notte Stellata”.

Vengono introdotte nel visual mapping numerose illusioni ottiche, a rappresentare gli sbalzi emotivi dell’artista, mentre i suoni ricordano quelli di un ospedale psichiatrico.

Tuttavia il finale riporta un ritorno alla luce ed al colore, chiudendo il percorso su una nota positiva: “Campo di grano con corvi” invade in maniera immersiva l’intera stanza con la sua luminosità ed i suoi vivaci colori estivi. Simbolizza l’arrivo di una sorta di sorriso di commiato dell’artista che sorge serenamente in piena luce, inducendo ad un’importante riflessione: è questa la follia che genera un genio d’arte?!

UN’AREA UNICA AL MONDO: per la prima volta in Italia la virtual reality experience!

Il visitatore vive e sperimenta, anche grazie all’utilizzo di auricolari da virtual reality, una giornata di Van Gogh: dall’alba al tramonto nel corpo del pittore, nel villaggio di Hales, Francia.

La passeggiata immersiva a 360 gradi ruota attorno ad una successione di sette opere di Van Gogh. Dal risveglio nella camera da letto (“La camera da letto di Van Gogh”), il camminare per le scale, la  scoperta della casa dall’esterno (“La Casa Bianca”), l’avanzamento nei campi con l’incontro delle contadine (“La Siesta “), l’arrivo nel” Campo di grano con i corvi “e poi” Un campo di grano con cipressi” dove un effetto di velocità indica che la fine della giornata sta arrivando e la transizione a “La Notte Stellata” inizia prima che finisca definitivamente il giorno con la pittura notturna sul lungomare (“Notte stellata sul Rodano”) e il ritorno alla camera da letto (“La camera da letto di Van Gogh”).

I visitatori fanno, per la prima volta in Italia, una passeggiata in un mondo realizzato in 3D, ma con uno stile realistico, dove scoprono uno dopo l’altro le diverse scene. Su ogni nuova scena, i visitatori percepiscono l’ambiente/paesaggio con gli occhi di Van Gogh e quando si trovano nella distanza adeguata, le mani iniziano addirittura a dipingere l’opera in questione con una menzione del titolo e dell’anno di realizzazione.

L’obiettivo dell’installazione è di consentire ai visitatori di continuare a imparare il genio di Vincent Van Gogh e di approfondire la scoperta del suo mondo attraverso le sue opere, rendendosi conto del contesto in cui il pittore si è impegnato a creare e l’interpretazione che ha dato di loro.

ORARI e DETTAGLI SULLA MOSTRA

La mostra è aperta al pubblico tutti i giorni. Nel dettaglio:

– dal lunedì al venerdì incluso: 10-19

– sabato: 10-20

– domenica 14-20

Orario continuato

Dettaglio giorni festivi:

– 8 dicembre 14-20

– 24 e 31 dicembre CHIUSO

– 25 dicembre 14-20

– 26 dicembre 10-20

– 1 gennaio 14-20

– 6 gennaio 14-20

La Basilica ha una capienza di pubblico precisa. Per cui il biglietto per la mostra vedrà un giorno ed un orario di ingresso preciso e determinato, che non potrà essere cambiato.

L’ultimo ingresso sarà concesso un’ora prima dell’orario di chiusura della mostra.

BIGLIETTI

Intero: 12 euro

Ridotto: 10 euro. Per under 12 anni (gratuito sotto i 3 anni di età), over 65 anni e partners convenzionati.

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Blind Vision di Annalaura di Luggo, un viaggio di luce in onore dei non vedenti

Lunedì 4 Dicembre alle ore 11,30, nella Sala Giunta del Comune di Napoli viene presentato il progetto artistico Blind Vision di Annalaura di Luggo “un viaggio di luce in onore di chi non la vede” promosso dal Comune di Napoli con il supporto dell’Assessorato alla Cultura, dell’Assessorato allo Sport, Patrimonio e Pubblica Illuminazione e dell’Assessorato ai Giovani. Dal 7 dicembre e per tutto il periodo delle festività natalizie, Piazza dei Martiri accoglierà l’installazione dell’artista napoletana che esplora la modalità di percezione del mondo dei non vedenti unendo ricerca artistica e impegno sociale. Gli occhi sono il centro della ricerca artistica di Annalaura di Luggo che ha scelto l’iride come simbolo dell’identità e dell’unicità di ogni essere umano: dalle star di Hollywood ai senza fissa dimora, dai politici internazionali ai carcerati, dietro l’obiettivo della macchina fotografica brevettata dall’artista sono state immortalate più di 1000 persone di ogni tipologia. Scopo dell’artista e dell’installazione, volutamente in una piazza pubblica di grande affluenza, è infatti quello di indagare la percezione del mondo dei non vedenti e, al contempo, sensibilizzare l’opinione pubblica verso una maggiore integrazione sociale e culturale di chi spesso viene emarginato e dimenticato. La luce sarà l’elemento chiave dell’installazione che prevede lo sviluppo di un progetto di light design site-specific per Piazza dei Martiri in alternativa alle tradizionali luminarie natalizie.

Alla conferenza stampa intervengono:

Ciro Borriello, Assessore allo Sport Patrimonio e Pubblica illuminazione

Alessandra Clemente,  Assessore ai Giovani

Nino Daniele, Assessore Cultura e Turismo

Mario Mirabile, Presidente UICI Unione Italiana Ciechi Napoli e tra i protagonisti di Blind vision

Michela Annunziata – studentessa dell’Istituto Colosimo e la più giovane protagonista di Blind vision

Annalaura di Luggo – artista

Il progetto artistico multimediale Bind Vision (sound design di Paky Di Maio- light design Luca Pasquarella e foto di scena di Sergio Siano) con l’opera tattile Essenza, curato da Raisa Clavijo e il documentario Blind Vision diretto da Nanni Zedda, è stato un evento ufficiale del Maggio dei Monumenti 2017 di Napoli, realizzato all’Istituto Colosimo per non vedenti e ipovedenti con il patrocinio morale di Regione Campania, Comune di Napoli e Unione Italiana Ciechi onlus (Sezione Napoli), con la collaborazione dell’Associazione Teatro Colosimo e con il Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee di Napoli (Museo Madre di Napoli). Con l’installazione in Piazza dei Martiri inizia una tournée nazionale che toccherà tutte le principali città italiane. Roma, Milano, Firenze, Torino e Venezia sono le prossime tappe 2018 di Blind Vision che si prepara ad uscire dai confini nazionali per girare il mondo: la mostra è stata già in esposizione all’Art Basel in Svizzera a cui seguiranno San Paolo (SP Arte), New York, Miami, Dubai e Parigi. Il progetto Blind Vision è stato scelto dalle Nazioni Unite per il CRPD – Conference on Rights of Persons with Disabilities – che si terrà a New York nel mese di Giugno 2018 in presenza di capi di stato e di governo provenienti da tutti i paesi del mondo.

La mostra è visitabile tutti i giorni gratuitamente al calar del buio, dalle ore 17 alle 20, in gruppi di 20 persone. Durante tutto il periodo saranno proposte delle iniziative a sostegno dell’Unione Italiana dei Ciechi sezione Napoli.

Annalaura di Luggo (1970) è nata a Napoli dove vive e lavora. Le sue opere sono esposte in Italia e in gallerie a Miami, New York, Parigi, San Paolo e inserite in molte collezioni private in Italia e all’estero.

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Fuoriclassico:La contemporaneità ambigua dell’antico, passaggi di stato, Migrazioni e altre metamorfosi

Saranno oltre trenta, tra filosofi, scrittori, storici, scienziati, attori, artisti visuali, i protagonisti della seconda edizione di “Fuoriclassico. La contemporaneità ambigua dell’antico” al Museo Archeologico di Napoli, quindici appuntamenti dal 10 novembre al giugno 2018 sul tema “Passaggi di stato. Migrazioni e altre metamorfosi”. Tra gli ospiti Massimo Cacciari, Luciano Canfora, Hisham Matar (Premio Pulitzer 2017), Alain Schnapp, Johann Chapoutot, gli attori Luigi Lo Cascio, Silvia Calderoni, Anna Bonaiuto, Sandro Lombardi, Enzo Salomone, Massimo Popolizio, Elena Bucci, i fotografi Antonio Biasiucci e Alejandro Gómez de Tuddo.
La rassegna, il cui tema si pone si pone in rapporto ideale con Ovidio (a duemila anni dalla morte) e con Vico (a 350 anni dalla nascita: Vico insegnò proprio nella sede attuale del Museo Nazionale), è promossa dal MANN e dal suo direttore Paolo Giulierini, con le associazioni ‘A Voce alta e ‘Astrea. Sentimenti di giustizia’, ideata e curata da Gennaro Carillo, con il coordinamento organizzativo di Marinella Pomarici e di Andrea Milanese per il MANN.
“Fuoriclassico. La contemporaneità ambigua dell’antico” non è un festival, è piuttosto, il risultato di una ricerca collettiva sul senso dei classici oggi. Sulla loro inattualità e, insieme, sulla loro contemporaneità” – tiene a sottolineare Gennaro Carillo, ordinario di Storia del pensiero politico alle Università Suor Orsola Benincasa e Federico II.
Il titolo, Fuoriclassico, non gioca solo sul classico come – letteralmente – ‘fuoriclasse’, appartenente a una specie superiore di autori e opere. Vuole alludere soprattutto alla necessità di ‘liberare’ i classici, antichi e moderni, dal ‘monumento’ nel quale li costringiamo, marmorizzandoli, fissandoli una volta per tutte in una forma autorevole e intimidatoria. Ciò che rende classico un classico è invece l’irrequietezza che lo contraddistingue. Le linee di fuga, imprevedibili e virtualmente infinite, che da esso si dipartono.

Rispetto alla scorsa stagione, quest’anno Fuoriclassico si arricchisce non solo di ‘contrappunti’ teatrali concepiti specificamente per il progetto del MANN e affidati ad alcune delle voci più importanti della scena italiana, ma anche di contrappunti visivi, demandati ad artisti come Antonio Biasiucci e Alejandro Gómez de Tuddo.
Media partner del progetto Rai Radio 3
Incontro inaugurale venerdì 10 novembre (ore 18) dal titolo Agorà / Agoradio / Agor@. Crisi e trasformazioni dello spazio pubblico. Intervengono Giuseppe Laterza, Pietro del Soldà e Marco Filoni. Lo spazio e il discorso pubblico sono profondamente mutati. Quella digitale, per esempio, è la nuova frontiera, se non della democrazia, sicuramente del populismo. Comprendere la mutazione in atto e provare a immaginarne gli esiti è il presupposto essenziale di qualsiasi discorso politico a venire.

Venerdì 24 novembre (ore 17,30) e sabato 25 novembre (ore 21) saranno consacrati al dio migrante e mutante per eccellenza, Dioniso. Dal cui mito si procederà per una riflessione più ampia sul tema delle identità. La due giorni si articolerà in un dialogo su Dioniso tra Massimo Fusillo, autore di un magnifico libro sul dio e sulle Baccanti nel Novecento, Il dio ibrido, e Gennaro Carillo, e il 25, alla Galleria Toledo, nella ripresa della performance MDLSX dei Motus, con Silvia Calderoni da sola in scena, una delle esperienze teatrali più potenti, e intimamente ‘dionisiache’, degli ultimi anni.

Mercoledì 13 dicembre (ore 17,30) sarà la volta di un confronto a tre voci sulle Cosmogonie degli antichi comparate a quelle dei moderni. I miti e le teorie scientifiche sull’origine del mondo saranno indagati da Franco Ferrari, ordinario di Storia della filosofia antica all’Università di Salerno, Massimo Capaccioli, emerito di Astrofisica nell’Università di Napoli Federico II, ed Eugenio Lo Sardo, storico e direttore dell’Archivio Centrale dello Stato.

Sabato 16 dicembre (ore 18) ci si sposterà al Teatro Bellini, dove Luigi Lo Cascio leggerà l’Apologia di Socrate di Platone. Lo Cascio incontra, in anteprima assoluta per il MANN, la ‘ricostruzione’ platonica dell’autodifesa giudiziaria più famosa della storia, un testo cruciale per la comprensione del processo attico, delle strategie retoriche in uso nei tribunali popolari, e soprattutto per una messa a fuoco, dagli esiti inquietanti, del rapporto tra il filosofo – orgogliosamente minoritario – e la potenza mortale della maggioranza. Dunque un modo per riflettere, seppure nella distanza storica, sul ‘posto’, scomodo, del sapere critico in democrazia.

Mercoledì 31 gennaio 2018 (ore 17,30) sarà la volta di Metamorfosi dell’intellettuale (e del Principe), con Ivano Dionigi, ordinario di Letteratura latina all’Università di Bologna, di cui è stato Rettore, e direttore del centro studi La permanenza del classico, e Paolo Di Paolo, scrittore e giornalista. Le letture sceniche saranno affidate a un maestro del teatro italiano, Sandro Lombardi. Quest’incontro rappresenta una sorta di approfondimento di quello inaugurale del 10 novembre, di focalizzazione su due figure chiave dello spazio e del discorso pubblico: l’intellettuale e il detentore del potere (dunque il ‘principe’ secondo un’accezione ampia e dai confini mobili). Come conservare un sapere critico, come continuare a praticare la parrhesia (il discorso franco e libero, senza autocensure), di fronte a chi comanda e, se contrariato, può arrivare a darti la morte? Questo il tema, ovviamente declinato secondo la modalità tipica di Fuoriclassico: l’antico (Lucrezio, Seneca, Tacito) e il contemporaneo (che fine hanno fatto gli intellettuali in tempo di disintermediazione? La disintermediazione implica la fine del sapere critico o solo la fine – nemmeno tanto deprecabile – del monopolio del sapere in capo a un ceto autorevole, istituzionalmente depositario esclusivo della critica? In altri termini: disintermediazione significa più o meno democrazia? O significa che quel che chiamiamo democrazia è un’altra cosa, totalmente diversa dal significato che la tradizione le annette?)

Venerdì 16 febbraio (ore 18) sarà la volta di un incontro che riflette appieno lo spirito di Fuoriclassico. Il titolo è Quel che resta di noi. Il tema è attinto alla tragedia classica: l’atto culturale della sepoltura, la restituzione di dignità e identità al corpo morto, il destino del nemico ucciso. L’occasione è offerta dal dramma dei migranti morti nel Mediterraneo, dalla prova di umanità alla quale i loro corpi – estranei, in tutti i sensi – ci chiamano. Interverrà Cristina Cattaneo, ordinario di Medicina legale alla Statale di Milano e direttrice del LABANOF, il Laboratorio di Antropologia e Odontologia forense nel quale si lavora per restituire l’identità ai migranti, e non solo, a partire da tracce piccolissime. Un lavoro che, osserva la Cattaneo, non è tanto un atto di pietas verso i morti quanto un atto di rispetto per i vivi, per coloro che rivendicano i corpi dei propri cari. Sono anche questi vivi in attesa straziante il grande rimosso della tragedia che si consuma nel Mediterraneo. Con Cristina Cattaneo interverrà Caterina Soffici, scrittrice, autrice di un romanzo, Nessuno può fermarmi (Feltrinelli, 2017), ispirato a una storia vera che mostra le intermittenze della Storia: il naufragio dell’Arandora Star, la nave inglese stipata di italiani, internati dopo la dichiarazione di guerra di Mussolini all’Inghilterra. Ne morirono 446, i cui corpi furono restituiti dal mare anche a grande distanza di tempo dal siluramento della nave. Questa tragedia dimenticata dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, che anche gli italiani sono stati oggetto di deportazione, che anche gli italiani sono stati migranti, che anche gli italiani hanno trovato una morte atroce per acqua. Il contrappunto visivo sarà affidato ad Antonio Biasiucci, che ai migranti ha dedicato un lavoro di straordinaria potenza di suggestione, efficacissimo fin dal titolo, Molti.

Venerdì 23 febbraio (ore 17,30) Nadia Fusini e Gennaro Carillo dialogheranno su Il grande cervo, ossia su Falstaff e Atteone, o su Falstaff come Atteone moderno, in occasione della nuova traduzione (Feltrinelli, 2017) della Fusini delle Merry Wives of Windsor di Shakespeare, innovativa fin dal titolo: Madame al posto del tradizionale Comari. Incontro che avrà dunque per oggetto le metamorfosi moderne di un mito classico (di metamorfosi) e, più in generale, l’impatto di Ovidio sulla letteratura elisabettiana, oltre che su quella a venire.

Giovedì 22 marzo (ore 18) le metamorfosi del comico – e del suo rapporto con il politico: problema anche del nostro tempo, nel quale il comico/comiziante e il politico si confondono – saranno indagate da Luciano Canfora, in una lezione dal titolo Tucidide e Aristofane: dal 411 al 404. Arco di tempo cruciale per la vicenda della democrazia ateniese: siamo nella fase finale, disastrosa, della quasi trentennale guerra del Peloponneso, con Atene città divisa dal conflitto civile (stasis) tra la fazione oligarchica e quella democratica. È questo il contesto nel quale Aristofane prende decisamente partito contro la democrazia: le Rane – questa la tesi di Canfora – diventano l’occasione per un comizio feroce contro i politici del presente e in particolare contro il leader democratico Cleofonte, del quale si decreta la condanna proprio sulla scena.

Lunedì 26 marzo (ore 18) il confronto dell’antico con il contemporaneo verterà sul tema dell’esilio e del ritorno. Nostos/reditus. Storie di ritorni è il titolo, con la partecipazione di Rossana Valenti, professoressa di Letteratura Latina alla Federico II, che parlerà del De reditu, il poema di Claudio Rutilio Namaziano, e dello scrittore di origine libica Hisham Matar, autore de Il ritorno. Padri, figli e la terra fra di loro (Einaudi, 2017), Premio Pulitzer 2017 per l’autobiografia. L’incontro è una comparazione tra due viaggi (due nostalgie: la parola greca designa il ‘dolore del ritorno’): uno tardo-antico, quello di Claudio, che torna da Roma in Gallia e scrive un poema sulla degenerazione dell’impero, un altro contemporaneo, con Hisham Matar che torna in Libia sulle tracce del padre fatto sparire da Gheddafi.

Venerdì 20 aprile (ore 18) Massimo Cacciari proporrà la sua originalissima interpretazione filosofica e filologica dell’Eneide in una lettura dal titolo Vittoria triste. Due i punti chiave: Enea come esule in terra straniera ed eroe fondatore (siamo dunque di fronte a un’integrazione importante del tema del 26 marzo); Enea come la personificazione dell’eroe antico per eccellenza, chiamato a compiere – anche suo malgrado – un destino e a corrispondere sempre e comunque alle aspettative della comunità. Anna Bonaiuto leggerà estratti dal poema virgiliano.

Lunedì 7 maggio (ore 17,30) Gennaro Carillo e Ulderico Pomarici discuteranno delle teorie ‘immoralistiche’ della giustizia tra antico e moderno. Perché, in fondo, ‘ammiriamo’ il delinquente che la fa franca e deprechiamo chi si fa cogliere in flagrante? Se avessimo la garanzia dell’immunità (il mitico anello di Gige, il cui castone, ruotato verso l’interno della mano, rende invisibili), dunque la sicurezza dell’impunità, resisteremmo alla tentazione di infrangere la legge? O il nostro giudice interno è talmente forte da metterci al riparo dalla tentazione? Sono domande che il pensiero antico si è posto in termini così radicali da provocare risposte anche tra i moderni, con sorprendenti consonanze (e dissonanze). Massimo Popolizio leggerà brani da Erodoto, Tucidide (il dialogo dei Melii e degli Ateniesi), Antifonte, Platone.

Mercoledì 16 maggio (ore 17,30) è il turno di «Molto mi è grato, Roma, guardare le tue rovine». Il fascino delle rovine tra paura e desiderio. Il titolo, tratto da un verso di Enea Silvio Piccolomini, richiama l’eros che attrae irresistibilmente verso le rovine. Ne parleranno Alain Schnapp (già ordinario di Archeologia classica all’Università di Paris-Sorbonne e direttore dell’Institut National d’Histoire de l’Art), che sta per licenziare un libro fondamentale sul tema, una storia universale del culto delle rovine, e un giornalista-scrittore, Vittorio Giacopini, che ha appena pubblicato un romanzo visionario, inclassificabile, scritto in una lingua ricchissima e potente, Roma, il cui protagonista, Lucio Lunfardi, ha in animo di distruggere Roma non col fuoco, come Nerone, ma con l’acqua, mondandola del marciume fisico e morale che l’asfìssia. Il contrappunto visivo sarà affidato a Alejandro Gómez de Tuddo, il cui lavoro fotografico su Roma intercala abilmente immagini del presente (e del potere romano: i ripetitori della RAI) e i frammenti, le anatomie del passato glorioso della Città eterna. Anche quest’incontro si avvale della collaborazione dell’Institut Français de Naples.

Giovedì 7 giugno (ore 18) uno dei maggiori studiosi di Ovidio (ordinario di Letteratura latina a Siena e alla New York University), Alessandro Barchiesi, terrà una lezione dal titolo Metamorfosi a teatro. Ovidio e lo spettacolo della trasformazione, nella quale proporrà anche una riflessione conclusiva sul tema generale del ciclo. Alla voce di Elena Bucci sarà affidata la lettura di Ovidio e in particolare del mito dei pirati Tirreni trasformati in delfini e di quello di Atteone.

Si chiude mercoledì 13 giugno (ore 17,30) con un incontro, promosso in collaborazione con l’Institut Français de Naples, dedicato all’abuso dell’antichità classica da parte del regime hitleriano. Interverrà Chapoutot, professore di Storia contemporanea all’Università di Paris-Sorbonne e autore de Il nazismo e l’Antichità (Einaudi, 2017). Alberto Crespi, critico cinematografico e autore/conduttore di Hollywood Party su Radio3, racconterà invece – ovviamente proiettandone delle sequenze – il film di Leni Riefenstahl Olympia, girato durante le Olimpiadi berlinesi del 1938 ed esempio perspicuo dell’appropriazione ‘retorica’ dell’antichità classica da parte della propaganda nazista.

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Dance Show Ten: Danza e Emozioni alla Casa Della Musica


 Si è svolto pochi giorni fa alla Casa della Musica,  il Dance Show Ten con un pubblico di oltre 700 persone che ha applaudito con entusiasmo e partecipazione alle performance di ballerini professionisti e non, accumunati dal desiderio di esprimere il proprio mondo interiore attraverso attraverso la danza. La danza come emozione pura, modo di esprimersi e di coinvolgere il pubblico in un arcobaleno di sensazioni: è  con questo intento che nasce dieci anni fa R.a.c.e. Dance Company, il progetto dell’insegnante e coreografa Alessandra Rimonti e della regista, videomaker e light designer Lydia Galeno, una compagnia dedicata a tutti coloro che hanno il desiderio di ballare, al di là dell’età, della forma fisica e della propria esperienza. Sul palcoscenico anche Salvatore Dello Iacolo, reduce dai successi dell’ultima edizione di “Amici” e Michele Cuomo della compagnia Dancehall.


 Passione, grinta, creatività, disciplina ma soprattutto gioia e condivisione, questo è quello che accade in sala durante le lezioni e che ogni anno viene messo in scena, toccando sempre temi molto introspettivi e non dimenticando mai la spettacolarizzazione dei corpi in movimento. On-line da poche settimane il sito http://www.racedancecompany.com dove​ è possibile scoprire tutti I dettagli di questa magica avventura che intende coinvolgere tutti coloro sono attratti dal fantastico mondo della danza. 

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PRIMAVERA A VILLA CUOMO: Alla riscoperta di un bene archeologico


Sabato 27 maggio 2017, a partire dalle ore 10:00, a Sant’Antonio Abate, presso il sito archeologico di Villa Cuomo, aperto in via eccezionale, avrà luogo l’evento “Primavera a Villa Cuomo”.

La data scelta per l’evento non è un caso: fu infatti il 27 maggio del 1974 che Carlo Cuomo, in seguito ad un forte temporale, scoprì all’interno della sua proprietà segni di antiche strutture. Dopo la scoperta, Carlo Cuomo contattò la Soprintendenza per avere il permesso per portare avanti, a proprie spese, dei lavori di scavo. 

Fu dunque grazie ai fondi messi a disposizione da Carlo Cuomo che il sito archeologico, sepoloto – al pari di Pompei ed Ercolano – dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., fu in parte portato alla luce, anche grazie alla collaborazione di Gabriele Cesarano e Giuliano Vernassi.
Articolata su due livelli, la villa risalirebbe al I sec. a.C. Gli ambienti di servizio rivelano che si tratta di una villa rustica, una sorta di “fattoria dellantichità”.

Fra i reperti più interessanti ci sono una vanga in bronzo, frammenti di affreschi con rappresentazioni pastorali (lepri, aquile e uccelli), macine in pietra lavica, una grata in ferro e un cospicuo numero di anfore vinarie. Dalle grandi olle rinvenute (vasi utilizzati per grandi quantità di vino e di olio), nonché dalle analisi chimiche effettuate sui resti dei prodotti, si è compreso che il vino prodotto sulla zona non era diverso da quello tradizionalmente chiamato vino di Lettere. Questo lo differenzia dalla qualità, normalmente molto pesante dei vini prodotti nelle zone limitrofe, che venivano consumati dopo abbondanti diluizioni con acqua potabile, come è documentato da molti affreschi pompeiani. La grande quantità dell’instrumentum domesticum rinvenuto, tra cui molti attrezzi agricoli, oltre al rinvenimento di due scheletri, farebbe ipotizzare al momento dell’eruzione una normale attività lavorativa in corso.
L’Amministrazione Varone vuole, con questo evento, mettere in luce le potenzialità delle risorse del territorio abatese, in primis quelle culturali.
“Mi sono resa conto – ha affermato l’Assessore alla Cultura Anna Iolanda D’Antuono – che questo sito è sconosciuto a tanti e soprattutto alla maggior parte degli abatesi. Dopo la messa in sicurezza da parte della Soprintendenza di Pompei avvenuta molti anni fa, la villa è stata lasciata a sè stessa ed è inghiottita dalla vegetazione. Oggi questo sito è passato sotto la giurisdizione della Soprintendenza dei beni archeologici e belle arti della città metropolitana di Napoli e ringrazio la Soprintendente Adele Campanelli che, in seguito alle mie insistenze, ha affidato il caso al Dott. Mario Cesarano che, essendo rimasto affascinato dalla bellezza di questa villa rustica, si è messo subito all’opera per riportarla agli onori della gloria. È con grande soddisfazione finalmente che colgo l’occasione di restituire la propria storia ai legittimi proprietari nel 43° anniversario dell’inizio degli scavi da parte del prof. Carlo Cuomo, ex proprietario. Naturalmente i grandi risultati si raggiungono sempre quando c’è collaborazione, ed io per l’occasione ne ho trovata tanta, mista all’entusiasmo di mettere piede in un luogo di alto valore culturale. Perciò ringrazio il movimento associativo Agorà Abatese, le associazioni CamCampania, Libera…mente, l’Associazione Enigma, la Protezione Civile, il Forum dei giovani, il Liceo E. Pascal (sede distaccata di Sant’Antonio Abate), l’Istituto IPIA Ferrari di Castellammare di Stabia ed il Centro Sociale Anziani. Spero che questa iniziativa rappresenti solo l’alba di tanti progetti che si potranno realizzare e che questo sito abbia il giusto riconoscimento così come è avvenuto pochi giorni fa per la villa rustica di Ponticelli.”
IL PROGRAMMA:

Ore 10:00 – 12:30: Villa Cuomo accoglie i “piccoli visitatori” del Liceo Scientifico E. Pascal con laboratori didattici a cura delle Associazioni CamCampania e Formazioni Creative e con visite guidate a cura del Movimento Associativo Agorà Abatese.

Ore 17:00: Esibizione corale del Centro Sociale Anziani di Sant’Antonio Abate.
Saluti dell’Amministrazione.

Presentazione della ristampa anastatica del libro “La Villa Rustica di S. Antonio Abate da me dissepolta” di Carlo Cuomo.

Ore 18:00 – 19:00: Visita guidata a cura del Liceo E. Pascal; Villa Cuomo apre le sue porte all’intera cittadinanza.

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Ciro Florio: Trent’anni di successi-Vip e imprenditori al party del look maker delle star


Il MakeUp Artist delle star, Ciro Florio, ha festeggiato 30anni di carriera con un big party svoltosi venerdì 11 novembre , ricorrenza cara al truccatore da quando realizzò il suo primo trucco .Da quel giorno tanti altri si sono susseguiti e dal suo salone di Corso San Giovanni Ciro si è spostato nei camerini dei più grandi artisti italiani e internazionali : da Zeffirelli a Benigni, da De Sica a De Filippo, Ciro Florio si è specializzato infatti nel trucco televisivo e cinematografico.

 

Con il sorriso di sempre, la sua verve e la indiscutibile passione per la moda e il make up, l’artista della bellezza Ciro Florio ha in questi anni di intensa attività ricoperto il ruolo di truccatore ufficiale per le più importanti produzioni televisive e cinematografiche nazionali. Da Francesco Cicchella ad Alessandro Siani, da Anna Falchi ad Elisabetta Gregoraci sono tantissime le star che si sono affidate alle sue sapienti mani per diventare più belle.

 

Al party, svoltosi a Caserta, tra buon cibo musica e fiumi di champagne, non sono mancati gli amici di sempre, le sue sposine truccate negli anni ma anche amici del jet set partenopeo: gli imprenditori Luciano Barbato e Vittorio Iumiento, il dottore Rosario Siviero, lo stilista Ferdinand, Mary Glamour, la giornalista Francesca Scognamiglio, l’attrice Miriam Rigione, le wedding planner Emilia Gais e Angela Savastano, Davide Ponticiello, il produttore televisivo Angelo Vanzanella, il Sindaco di San Marco Evangelista Gabriele Cicala, e poi ancora Maurizio Cirillo direttore artistico della kermesse Nozze in Fiera, Vittorio Romano, Giusy Renella, Mena Avella e il direttore del brand Florio: Antimio Mosca.  

 

L’artista ma soprattutto imprenditore Ciro, ha deciso ora di mettere al servizio del suo SUD la sua fama e il suo know how ed ha dato vita al progetto “Stelle bianche del Sud”, un programma televisivo, prossimamente in onda su una emittente nazionale, in cui racconta le storie di tanti giovani talentuosi del Mezzogiorno. Madrina del format: Elisabetta Gregoraci. Un percorso in puntate alla scoperta del Sud Italia visto e descritto da giovani imprenditori, stilisti, artisti, che Ciro Florio intervisterà consegnando a ciascuno una “stella bianca”, una simbolica stella marina raccolta nel mare calabro e consegnato a Ciro dalla bella Elisabetta Gregoraci. 

Dopo il successo di Make Me Up e di Wedding Fashion World, in cui affiancava l’attrice Anna Falchi, Ciro dunque torna in tv ma stavolta sotto una nuova veste, dettata dalla sua smisurata voglia di fare qualcosa per i giovani e per il Sud.

 

 

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Afragola: Riparte la stagione artistico-teatrale de “La Madia dell’Arte”


Si rinnova “La Madia dell’Arte”, la rassegna artistico-teatrale voluta fortemente da Massimo Capriola e Christian Sanna (coadiuvati a perfezione da Marco Gabess, Nicoletta Lanzano, Rosa Nunziante, Deborah Esposito, Giovanni Aversano) basata sull’idea di proporre ogni anno nuovi entusiasmanti progetti.

La popolarità de “La Madia dell’Arte” risiede nella capacità di stupire e affascinare ogni volta un pubblico che cresce sempre più e che si sente coinvolto dalle iniziative di alto profilo culturale e artistico.

Dopo il successo dello scorso anno, che ha confermato quello dei precedenti e raggiunto l’apice nell’ultimo evento “Primo Concorso di Poesia Emozioni in Rima”, ecco il primo appuntamento della stagione, che si presenta come una cavalcata trionfante verso nuove emozioni e ricercate innovazioni. 

Venerdì 28 ottobre, alle ore 20:30, al teatro della parrocchia del S.S. Rosario, in via Rosario 22, ad Afragola, “La Madia dell’arte” inaugura il nuovo corso con uno spettacolo di notevole qualità artistica e culturale. Artisti talentuosi si esibiranno sul palco in un’alternanza di musica e canto, poesia e ballo, recitazione e divertimento.

Una nuova cornice per atmosfere diverse e straordinarie. Stessa voglia di comunicare e di emozionare. Nel corso della serata sono previste diverse novità che vedranno l’affezionato e numeroso pubblico sempre più partecipe.

Per soddisfare ogni curiosità non vi resta che partecipare alla serata.

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Apre MART: La scuola di danza del coreografo internazionale di Marco Auggiero 

Giovedì 8 settembre si terrà l’Open Day del MART, la scuola di danza del coreografo internazionale di Marco Auggiero in via Santa Maria della Neve 9(ex LabArt), con lezioni gratuite dei maestri di fama mondiale del calibro di Francesco Milana (ballet ore 10,30 – 12,00), Marco Auggiero (contemporary ore 12,00 – 13,30), Mauro Mosconi (modern jazz ore 13,30 –15,00), Peter Valentin (hip hop ore 15,00 – 16,30) e Bill Goodson (jazzfunk ore 16.30 – 18.00), che formeranno il corpo docenti del nuovo anno accademico che verrà presentato alle 19,30. A seguire aperitivo con djset.

Durante la giornata si terranno le audizioni per il tour 2016 – 2017 di “Ovo” della MART Company (è richiesta una preparazione classica e contemporanea ed un assolo contemporaneo, per info e prenotazioni 081.681294) e verranno rese note le borse di studio. Special guest è il coreografo Bill Goodson che ha lavorato con Michael Jackson, Paula Abdul, Diana Ross, Renato Zero, Steve Winwood e Gloria Estefan, al Moulin Rouge di Parigi. Ha insegnato allo “Studio Harmonic” di Parigi, al “Ballet Academien” di Stoccolma e al “Broadway Dance Center” di Tokio. In Italia è conosciuto per i programmi “Torno sabato” di Giorgio Panariello e “Chiambretti Night”.

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Torna nel capoluogo Partenopeo il divertentissimo “Holi Festival”

Un’esplosione di colore, gioia ed allegria si prepara a travolgere Napoli, per salutare con entusiasmo la fine della stagione estiva! Dopo l’incredibile successo dell’edizione 2015, torna nel capoluogo Partenopeo il divertentissimo Holi Festival!

Cornice prescelta per questo entusiasmante happening sarà il Festival dell’Oriente, che ospiterà l’evento nell’area esterna viale delle fontane della Mostra d’Oltremare nelle due giornate di sabato 24 e domenica 25 settembre a partire dalle ore 18:00.


Il tutto incluso in un unico biglietto d’ingresso, che permetterà ai visitatori non soltanto di prendere parte al divertimento dell’Holi Festival, ma anche d’immergersi nelle magiche e conturbanti atmosfere delle terre Orientali tra spettacoli, attività, esperienze, cultura, tradizioni, gusto e folklore.


Nato da una tradizione spirituale indiana, l’Holi Festival ripropone gli originali valori di amore, pace, armonia e celebrazione della vita in una connotazione unica nel suo genere: non soltanto una straordinaria pioggia di colore, ma anche la coinvolgente musica e l’animazione nello stile del cinema indiano Bollywood, per danzare, divertirsi e fare festa tutti insieme all’insegna dell’allegria e dell’integrazione sociale, culturale ed etnica.

Non soltanto una semplice festa quindi, ma al tempo stesso anche un omaggio alla profonda spiritualità indiana ed un messaggio di armonia, pace ed amore. Una grande celebrazione collettiva dove non ci sarà spazio per la tristezza e per il dolore ma soltanto per la felicità e l’euforia, in un magico incontro ed intreccio tra cultura Orientale ed Occidentale.

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MODART: La Moda al servizio della città


Grande successo per Modarte, l’evento che martedì 5 luglio ha illuminato piazza dei Martiri con le luci, i suoni e i colori della moda degli stilisti partenopei Alessio Visone, Roberta Bacarelli, Nino Lettieri e Ferdinand

L’iniziativa è stata organizzata dall’ associazione Officina delle idee, presieduta da Rosa Praticò con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli.

La serata, presentata da Veronica Maya, ha avuto come mission quella di sostenere il progetto della Associazione I Sedili di Napoli Onlus: “Sembrano pietre … ma sono Radici” finalizzato al restauro conservativo delle “pietre di spoglio”, quegli elementi architettonici provenienti da templi ed edifici di epoca greco-romana che i napoletani dal Rinascimento e fino al secolo XVIII vollero preservare inglobandoli nei nuovi edifici per manifestare l’orgoglio delle nobili origini e la grandezza della città di Napoli.

Gli stilisti che hanno aderito alla iniziativa hanno presentato sulla passerella di piazza dei Martiri le preview delle loro nuove collezioni, un omaggio alla Bellezza dedicato alla città che li ispira. Protagonisti in passerella gli abiti di quattro fuoriclasse della moda: Nino Lettieri, Roberta Bacarelli, Alessio Visone e Ferdinand.

Tra gli ospiti della serata: l’assessore Alessandra Clemente, l’attrice Cristina Donadio, l’attrice Anna Capasso, l’attore Maurizio Aiello, il soprano Linda Airoldi, l’attrice Stefania de Francesco, l’Onorevole Graziella Pagano,Maridì  Vicedomini, Salvio Parisi, Anna Paola Merone, Sergio Mallardo, Francesca Scognamiglio, Stella Calise, Floriana Romanzi. Nel corso della manifestazione, poi, il maestro di arte presepiale Antonio Cantone ha premiato con una sua creazione il direttore del MANN, Paolo Giulierini per l’attività di tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico e culturale cittadino.

La collezione Ferdinand: 


Dopo il successo della Violet Collection; Ferdinand ha presentato in occasione di ModArte la Flight Collection.

La collezione nasce dalla volontà di esaudire attraverso gli abiti i desideri di ogni donna di sentirsi “principessa”. Un volo libero ed energetico come quello delle farfalle prende vita con una rappresentazione in passerella di abiti leggeri e svolazzanti quanto preziosi dedicati ad una donna dinamica e coraggiosa quale la “donna in carriera”.

Celeste polvere, rosa malva e rosa cipria i colori cardine di questa collezione che ricordano la leggiadria ed insieme la forza delle farfalle. Una collezione molto ricca ma dalle linee semplici che incarna a pieno il concetto di “lavoro artigianale”, tutto è esclusivo e curato a mano: dunque unico ed irripetibile.

Il pizzo chantilly francese domina la Flight Collection, un tessuto che però non rimane nudo, ma si “riveste” di applicazioni di differenti preziosi. Materiali palpabili e soffici che vengono incrostati e sovrapposti dai cristalli swarosky e altre pietre.

Ferdinand, che rappresenta la next generation degli stilisti che da Napoli conquistano le passerelle di tutta Italia, ha dichiarato: “Ascolto ogni giorno le donne e leggo le loro esigenze ed emozioni. Tramutare in realtà anche semplicemente attraverso un abito il sogno di una donna è per me la vittoria più grande. Farle sentire principesse mi riempie di orgoglio”.

La Collezione Visone:


Creatività ed eleganza, fascino e seduzione nel segno della moda e del teatro. La preview della collezione del prossimo autunno inverno dello stilista Alessio Visone, dedicata al fascino trasgressivo di Kiki di Montparnasse, presentata nell’ambito della manifestazione Modarte a piazza dei Martiri, è stata consacrata dagli applausi e dall’ entusiasmo del pubblico, numeroso e partecipe. 


Ha aperto la sfilata, con un coup de théatre, l’attrice Cristina Donadio che interpreterà proprio la scandalosa Kiki in uno spettacolo in programma a Ischia alla fine di luglio. Per l’occasione ha indossato l’abito di scena, disegnato dallo stilista partenopeo e ispirato a Violon d’Ingres, celebre foto bianco e nero in cui Man Ray, suo amante per anni, l’ha ritratta. Ad accompagnare Kiki-Cristina, uno ieratico Vittorio Carità, straordinariamente rassomigliante all’artista statunitense.

Ad applaudire le creazioni di Visone una folla entusiasta tra cui Teresa Caporale, Alessandra Carriero, Rosa Oliviero, Graziella Pagano, Giovanna Martano, Teresa Papaleo, Teresa Ricciardi, Isapaola Telese, Antonella Tuccillo e Isabella De Stefano. 

 

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