“DDL Gelli” sulla responsabilità professionale del personale sanitario: Basta agli errori medici-sanitari

  

  

“Il DDL “Gelli” sulla responsabilità professionale del personale sanitario, approvato in Commissione Affari Sociali della Camera, non deve essere assolutamente essere inserito all’interno della legge di Stabilità 2016” -spiega il sig. Luigi Buono, presidente dell’Associazione Rosaria Lanzetta Buono Onlus, l’associazione che si prefigge la tutela della salute dei cittadini campani e la tutela dei diritti civili di soggetti svantaggiati e malati, oltre a offrire assistenza alle vittime di errori medico-sanitari.

A parere di Buono, “accelerando i tempi, si vuole far passare una legge che non rispetta le esigenze di giustizia dei cittadini con l’assunto di contrastare “la medicina difensiva”, fenomeno su cui ancora non si è fatto chiarezza dal punto di vista delle cifre; quello che è certo invece è che la normativa sembra pensata per complicare l’iter di richiesta di giustizia da parte dei cittadini che si rivolgono alle aule di Tribunali”.

      
 A prova, il fatto che, per quanto riguarda la medicina difensiva, il Ministro della Salute afferma che la medicina difensiva vale 13 miliardi di euro mentre per il relatore del DDL Federico Gelli vale 14 miliardi; invece, secondo lo studio effettuato in merito dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS) vale 9-10 miliardi.

Inoltre, e al di là di irrazionali allarmismi, l’Agenas chiarisce con dati del 2012 che le richieste di risarcimento in quell’anno da parte dei cittadini sono state pari a 12.000 su 9 milioni di ricoveri e 1 miliardo di prestazioni specialistiche, quindi pari allo 0,0012.

 L’obiettivo del DDL di Federico Gelli, medico chirurgo e direttore sanitario ospedaliero ora onorevole, secondo il relatore stesso, è quello di “aumentare le tutele dei professionisti prevedendo, al contempo, nuovi meccanismi a garanzia del diritto al risarcimento da parte dei cittadini danneggiati da un errore sanitario” eppure del secondo intento non sembra esserci traccia nel disegno di legge.  

  
“Se da un lato si dimezzano i tempi di prescrizione (da 10 anni a 5) per promuovere l’azione legale contro il medico ribaltando così l’orientamento degli ultimi quindici anni della Suprema Cassazione e viene invertito l’onere della prova scaricandolo sul soggetto più debole cioè il paziente danneggiato, dall’altro lato si introduce un obbligo assicurativo per le strutture e i medici senza prevedere alcuna sanzione in caso di inadempimento; lo stesso vale anche per l’obbligo per le strutture sanitarie di pubblicare online l’ammontare dei risarcimenti e dei dati assicurativi” spiega l’Avv. dell’associazione Ciro Savignano, che prosegue: “inoltre, il paziente potrà chiedere il risarcimento del danno alle assicurazioni delle strutture entro un massimale non fissato per legge e dunque di fatto stabilito a discrezione delle stesse. Non si comprende, poi, quali siano i soggetti contro i quali il danneggiato possa agire oltre i limiti del massimale: sembrerebbe che per la parte eccedente, il paziente dovrebbe proporre un’azione autonoma contro il fondo di garanzia istituito nella legge, ottenendo il risarcimento “nei limiti delle effettive disponibilità finanziarie del Fondo stesso”(art.12 del DDL). Il danneggiato, quindi, dopo un lungo giudizio si ritroverebbe a non avere alcuna garanzia sull’effettivo risarcimento dovuto per quanto subìto: oltre il danno, insomma, anche la beffa”.

 C’è poi da evidenziare la mancanza di ulteriori norme a tutela dei pazienti: la cartella clinica infatti deve essere consegnata dalla struttura al momento delle dimissioni del malato (e non entro trenta giorni come ribadisce il ddl) e fra i periti medico- sanitari va promosso un “confronto all’americana” all’interno delle indagini e del processo penale permettendo al magistrato, se del caso, di prevedere una provvisionale di risarcimento.

  

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